Le motivazioni dei pazienti che si sottopongono a procedure di medicina estetica.

I pazienti che si sottopongono a procedure estetiche minimamente invasive lo fanno, oltre che per motivazioni legate al miglioramento dell’aspetto estetico, per ragioni legate alla salute fisica e al benessere psicosociale.

Più di due pazienti su tre lo fanno per aumentare la propria autostima o migliorare la propria qualità di vita.

I pazienti che decidono di sottoporsi a trattamenti estetici su propria iniziativa sono quasi il triplo di quelli che lo fanno perché consigliati da parenti o amici più o meno coetanei e quasi 20 volte di più di quelli che lo fanno su consiglio del/della partner.

Descrizione dello studio

  • Uno studio prospettico osservazionale multicentrico è stato condotto presso 2 università e 11 centri privati di dermatologia degli Stati Uniti.
  • Sono stati arruolati 511 pazienti che si sono presentati per un consulto dermatologico.
  • I pazienti hanno compilato una scheda demografica e hanno risposto a un sondaggio riguardo alle motivazioni che li spingevano a sottoporsi a procedure di medicina estetica.
  • Fonte di finanziamento: American Society for Dermatologic Surgery.

Risultati principali

  • L’86% dei partecipanti era di sesso femminile, il 56% aveva più di 45 anni e il 92% aveva un’istruzione superiore, il 53% si era già sottoposto ad almeno 2 procedure cosmetiche.
  • La maggior parte dei pazienti desiderava avere un aspetto giovanile e attraente (83%).
  • Il 33% dei pazienti voleva apparire bello in fotografia.
  • Il 53% dei pazienti desiderava prevenire il peggioramento di una condizione o di alcuni sintomi.
  • Il 67% ambiva a sentirsi più felice e sicuro e a migliorare la qualità di vita nel suo complesso.
  • Il 61% voleva gratificarsi o festeggiare qualcosa.
  • Il 55% desiderava apparire bello per motivi professionali.
  • La maggior parte delle motivazioni partiva da un bisogno interiore del paziente, non dipendeva da altri.
  • I pazienti con meno di 45 anni si sottoponevano più frequentemente a procedure anti-invecchiamento rispetto a quelli più anziani (26% contro 15%; P<0,001).
  • Motivazioni psicologiche o emotive erano più frequenti tra coloro che si sottoponevano a rimodellamento del corpo, o body contouring, (86%), rimozione delle cicatrici dell’acne (86%), rimozione di tatuaggi (73%).

Perché è importante

  • La popolarità delle procedure estetiche minimamente invasive (es. fili di trazione, iniezioni per il ringiovanimento del viso, peeling, fillers) è aumentata enormemente.
  • Comprendere le motivazioni che spingono verso le procedure estetiche può aiutare a identificare chi ne trarrà maggior beneficio e a dare consigli riguardo alle aspettative.

Bibliografia e riferimenti

Maisel A, Waldman A, et al. Self-reported patient motivations for seeking cosmetic procedures. JAMA Dermatology 2018;154(10):1167-1174.  doi:10.1001/jamadermatol.2018.2357

Obesità

Secondo il rapporto nazionale del 2016, emerge che, in Italia, nel 2015, più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) era in sovrappeso, mentre una persona su dieci era obesa (9,8%); complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età ≥18 anni era in sovrappeso. Le differenze sul territorio mostrano una differenza tra Nord e Sud: le Regioni meridionali presentano la prevalenza più alta di persone maggiorenni obese e in sovrappeso rispetto a quelle settentrionali. 

La percentuale di popolazione in sovrappeso cresce all’aumentare dell’età e, in particolare, il sovrappeso passa dal 14% della fascia di età 18-24 anni al 46% tra i 65-74 anni, mentre l’obesità passa, dal 2,3% al 15,3% per le stesse fasce di età. Inoltre, la condizione di sovrappeso è più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne (sovrappeso: 44% vs 27,3%; obesità: 10,8% vs 9%). 

Nonostante il grado di malnutrizione esistente sul pianeta, l’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo; si sta diffondendo in molti Paesi e può causare, in assenza di un’azione immediata, problemi sanitari molto gravi nei prossimi anni.

 L’eccesso ponderale è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, in genere a causa di un’alimentazione scorretta e di una vita sedentaria.  Alimentazione e attività fisica sono comportamenti fortemente influenzati dalle condizioni sociali, economiche e culturali. Sfatando un luogo comune abbastanza diffuso, l’obesità non è un “problema dei ricchi”. O almeno, non solo: le fasce di popolazione più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico tendono infatti a consumare più carne, grassi e carboidrati, piuttosto che frutta e verdura, e a curare meno la propria immagine e il benessere fisico.

 A livello psicologico, l’obesità può stravolgere completamente la vita di una persona: chi è obeso spesso viene isolato e sottoposto a una vera e propria stigmatizzazione sociale, che rende difficile qualunque tipo di socialità. In particolare, i bambini in sovrappeso tendono a sviluppare un rapporto difficile con il proprio corpo e con i propri coetanei, con conseguente isolamento, che spesso si traduce in ulteriori abitudini sedentarie.

 Obesità e sovrappeso sono condizioni associate a morte prematura e sono fattori di rischio per le più diffuse malattie croniche.

 Un problema particolarmente grave è quello dell’insorgenza dell’obesità tra bambini e adolescenti, esposti fin dall’età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta, ma anche disturbi dell’apparato digerente e di carattere psicologico.

 Inoltre, chi è obeso in età infantile lo è spesso anche da adulto: aumenta quindi il rischio di sviluppare precocemente fattori di rischio di natura cardiovascolare (ipertensione, malattie coronariche, tendenza all’infarto) e condizioni di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l’ipercolesterolemia.

 L’obesità è definita come un eccessivo accumulo di grasso corporeo in relazione alla massa magra, in termini sia di quantità assoluta, sia di distribuzione in punti precisi del corpo. La misurazione della distribuzione del grasso corporeo può essere effettuata con diversi metodi, dalla misura delle pliche della pelle, al rapporto tra la circonferenza della vita e dei fianchi, o con tecniche ad ultrasuoni, la Tac o la risonanza magnetica.

 La classificazione della popolazione in base al peso viene fatta utilizzando l’indice di massa corporea (Bmi = body mass index, secondo la definizione americana), considerato il parametro più rappresentativo della presenza di grasso corporeo in eccesso. Il Bmi si calcola secondo la formula:

Bmi = peso (in kg)/quadrato dell’altezza (in metri)

Le classi di peso per gli adulti classificate dal Bmi sono:

<18,5 sottopeso

18,5 – 24,9 normopeso

25 – 29,9 sovrappeso

>30 obesità

 Esistono naturalmente delle differenze legate al sesso: a parità di Bmi: le donne tendono ad avere più grasso corporeo rispetto agli uomini, così come gli anziani rispetto ai giovani. Inoltre, chi ha un fisico sportivo potrà pesare di più proprio grazie alla massa muscolare molto sviluppata, ma non rientrare per questo nella categoria sovrappeso o obesità, e per questo motivo il BMI è inaffidabile nei culturisti.

 Nel caso dell’obesità, quando non dipende da una specifica patologia, il trattamento principale è la prevenzione: modificando lo stile di vita, grazie cioè a un’alimentazione corretta e a un’attività fisica adeguata, si può controllare il proprio peso ed evitare che superi i livelli a rischio.

In presenza di disturbi psichici aumenta la probabilità di soffrire di dolore cronico alla schiena o al collo

  • Individui con disturbi psichici di vario tipo, e non solo coloro che soffrono di depressione e ansia, hanno un rischio più elevato di andare incontro a dolore cronico a schiena/collo.
  • All’aumentare del numero di disturbi psichici di cui soffre il soggetto aumenta il rischio di dolore cronico.
  • L’insorgenza precoce di disturbi psichici si associa maggiormente a un successivo dolore cronico rispetto all’insorgenza tardiva.

Descrizione dello studio

  • L’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Salute Mentale ha coinvolto 52.095 soggetti di 19 nazioni cui sono state somministrate l’intervista diagnostica strutturata per valutare la salute psichica e un questionario apposito per la valutazione dei sintomi, dell’intensità e della data di esordio del dolore cronico.
  • Sono stati valutati 16 disordini psichici: disturbi d’ansia (panico, agorafobia senza panico, fobia specifica, fobia sociale, disturbo da stress post-traumatico, ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo), disturbi dell’umore (depressione/distimia, disturbi bipolari di tipo 1 e 2), disturbi da uso di sostanze (abuso e dipendenza da alcool o droga), disturbi del controllo degli impulsi (disturbo esplosivo intermittente, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata).

Risultati principali

  • Il 24,7% degli intervistati ha riferito di soffrire di dolore cronico a schiena/collo.
  • La prevalenza è molto variabile; l’Italia è il paese con la prevalenza più alta: 50,5%.
  • Tutti i disturbi psichici si associano con una successiva insorgenza di dolore cronico a schiena/collo.
  • Esiste una relazione tra il numero di disordini psichici e l’insorgenza di dolore cronico a schiena/collo, che aumenta nettamente.
  • Per quasi tutti i disturbi psichici, con l’insorgenza precoce aumenta il rischio di dolore cronico rispetto all’esordio tardivo; questo dato si conferma per depressione /distimia.
  • Nella maggior parte dei casi, quanto più anticipata è l’insorgenza del dolore cronico a schiena/collo, tanto più rilevante è il ruolo del disturbo mentale.
  • Non ci sono differenze tra i sessi.

Perché è importante

  • L’associazione tra depressione/ansia e dolore è ormai assodata, mentre è meno chiara la rilevanza di altri disturbi psichici nell’insorgenza di dolore cronico.
  • Questo studio mostra che gli individui con disordini mentali di vario tipo hanno un rischio maggiore di sviluppare dolore alla schiena/collo.
  • I medici che hanno in cura pazienti con problematiche di salute psichica, identificando precocemente i sintomi del dolore cronico possono intervenire e migliorare la prognosi di una malattia potenzialmente invalidante.