Quando il culto del corpo diventa eccessivo

Il concetto di “benessere” attualmente e sotto la spinta dei media viene sempre più confuso con quello di “bellessere”, un insieme di comportamenti assunti da quelle persone che seguono più il culto dell’apparire che dell’essere, e questo, può condurre a disturbi del comportamento alimentare. A

Oltre ai più conosciuti al pubblico, anoressia bulimia ce ne sono altri, si va dell’estremo dell’alimentazione senza controllo, disordinata, a quello dell’alimentazione notturna; in campo sportivo possiamo distinguerne due particolari forme: la vigoressia e l’ortoressia».

La vigoressia, chiamata anche “bigoressia” dall’inglese big, e l’ortoressia ( mangiare corretto) sono caratterizzate da una incontrollata e acritica attenzione per la propria forma fisica. L’obiettivo totalizzante è un corpo magro e muscoloso, così come la necessità di attuare un controllo esagerato sui pasti con un controllo esagerato delle etichette, come se il cibo potesse contaminarli.

Sono in genere maschi tra i 25 e i 35 anni, o giovani e adolescenti di entrambi i sessi tra i 18 e i 24 anni. Hanno un carattere da perfezionisti al limite dell’ossessione, vogliono controllare ogni aspetto anche minimo della propria vita, alimentazione compresa, pena perdere ogni forma di sicurezza

A volte i disturbi del comportamento alimentare compaiono dopo una delusione, un distacco, una sofferenza. Situazioni che possono indurre ad una ricerca di controllo dell’alimentazione, che appare rassicurante.

Come ovvio, la diagnosi è sempre compito del medico. Specie se esperto in nutrizione, che deve classificare la tipologia di disturbo. Poi, se necessario, a seconda della gravità del problema, si assocerà una consulenza di tipo specialistico mirata.

Diabete: attenzione alle diete non validate scientificamente

In Italia persone senza la minima preparazione scientifica propagandano sui media diversi tipi di dieta come soluzione di tutti i mali (diabete insulino dipendente compreso) e come mezzo per allungare la vita, mettendo in pericolo la salute dei pazienti.
 La cosiddetta dieta a basso contenuto di carboidrati  deve essere considerata a tutti gli effetti una dieta “estrema” in cui non si tratta di ridurre, ma di quasi eliminare i carboidrati dalla dieta. Vengono dati al massimo 30 grammi di carboidrati derivati da verdure (una patata di medie dimensioni o di una porzione media di broccoli) o frutta secca. Se si eliminano i carboidrati dalla dieta (meno del 5%), con qualcosa bisogna sostituirli, e in questo caso il restante 95% di quello che si mangia è composto da grassi o proteine.
 Nel paziente diabetico, che già è a maggior rischio della popolazione generale per aterosclerosi e quindi le malattie correlate (ictus cerebrale, infarto miocardico, al punto che il diabete tipo 2 si può considerare una malattia cardiologica), un uso eccessivo di grassi altera i livelli nel sangue di colesterolo e trigliceridi, e questo in un soggetto che molto spesso ha lesioni anche con colesterolo normale (che quindi si deve tenere più basso che nella popolazione generale) e in cui le donne hanno perso la protezione degli estrogeni e quindi hanno lo stesso rischio dei maschi. Un uso maggiore di proteine chiama i reni ad un lavoro maggiore, accelerando la progressione verso l’insufficienza renale. E’ noto che la quantità e la qualità delle proteine della dieta possono influenzare la funzione renale, e che nel soggetto diabetico specie di tipo 1 i reni sono invece da proteggere perché purtroppo ancora oggi il diabete rappresenta una delle più frequenti cause di ricorso alla dialisi per grave insufficienza renale.
 Nel diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, una dieta deve essere composta per circa il 50% da carboidrati, scegliendoli però tra quelli “complessi” ed a basso indice glicemico.
 La ricerca scientifica deve sempre mettere alla prova nuove ipotesi, e lo fa con metodiche ber precise, basate per lo più sulla medicina basata sulle evidenze: su studi clinici controllati, in cui ci sono almeno due gruppi di soggetti: uno trattato con il metodo considerato fino a quel momento il più efficace, ed un altro con il nuovo metodo da studiare, mentre chi opera sul campo e raccoglie i dati non sa a che gruppo appartengono i pazienti, in modo da non avere alterata la capacità di giudizio, che porta inconsciamente a valutare diversamente i dati raccolti. Si sono trovati  invece sondaggi on line compiuti non su pazienti con diabete, ma su soggetti che partecipano ad una comunità Facebook di “pazienti” che si dichiarano affetti da diabete e che avrebbero deciso di aderire a queste diete; tra i sostenitori dell’uso di queste “sperimentazioni” ci sono anche autori di libri che propagandano diete o integratori.
L’anello debole della catena è rappresentato dai pazienti, che vivono ogni giorno la difficoltà del diabete e sono, specie i ragazzi e le famiglie di soggetti con diabete tipo 1, particolarmente “fragili” e non sempre in grado di discernere, tra le varie notizie, quelle più affidabili.

Dieci argomenti  importanti sui tumori:

  1. Circa il 25-30% dei tumori totali in tutti gli organi sono causati dal fumo di sigaretta.
  2. Il fumo di sigaretta si associa inoltre ad una prognosi peggiore degli stessi tumori ma anche degli altri.
  3. L’alimentazione scorretta come cibi e come sistemi di cottura è responsabile del 30-35% delle neoplasie.
  4. Il carcinoma più comune a livello mondiale è quello polmonare (13% del totale), a cui si aggiungono il carcinoma mammario (11,9%) e del colon-retto (9,7%).
  5. Una donna su dodici svilupperà una neoplasia alla mammella.
  6. L’obesità è stata riconosciuta come un importante fattore di rischio di tumore.
  7. Le infezioni causano circa il 15-20% dei tumori totali.
  8. Solo una percentuale tra il 5 ed il 10% delle neoplasie è attribuibile ad un difetto genetico.
  9. Fattori come inquinamento ambientale, radiazioni, inattività fisica e stress assorbono la rimanente percentuale di cause predisponenti.
  10. Più dell’90% dei tumori sono direttamente causati da abitudini voluttuarie e stili di vita errati: i tumori sono patologie largamente prevenibili; scegliendo uno stile di vita migliore si riduce il rischio di sviluppare un tumore.