Quando il culto del corpo diventa eccessivo

Il concetto di “benessere” attualmente e sotto la spinta dei media viene sempre più confuso con quello di “bellessere”, un insieme di comportamenti assunti da quelle persone che seguono più il culto dell’apparire che dell’essere, e questo, può condurre a disturbi del comportamento alimentare. A

Oltre ai più conosciuti al pubblico, anoressia bulimia ce ne sono altri, si va dell’estremo dell’alimentazione senza controllo, disordinata, a quello dell’alimentazione notturna; in campo sportivo possiamo distinguerne due particolari forme: la vigoressia e l’ortoressia».

La vigoressia, chiamata anche “bigoressia” dall’inglese big, e l’ortoressia ( mangiare corretto) sono caratterizzate da una incontrollata e acritica attenzione per la propria forma fisica. L’obiettivo totalizzante è un corpo magro e muscoloso, così come la necessità di attuare un controllo esagerato sui pasti con un controllo esagerato delle etichette, come se il cibo potesse contaminarli.

Sono in genere maschi tra i 25 e i 35 anni, o giovani e adolescenti di entrambi i sessi tra i 18 e i 24 anni. Hanno un carattere da perfezionisti al limite dell’ossessione, vogliono controllare ogni aspetto anche minimo della propria vita, alimentazione compresa, pena perdere ogni forma di sicurezza

A volte i disturbi del comportamento alimentare compaiono dopo una delusione, un distacco, una sofferenza. Situazioni che possono indurre ad una ricerca di controllo dell’alimentazione, che appare rassicurante.

Come ovvio, la diagnosi è sempre compito del medico. Specie se esperto in nutrizione, che deve classificare la tipologia di disturbo. Poi, se necessario, a seconda della gravità del problema, si assocerà una consulenza di tipo specialistico mirata.

Dieci argomenti  importanti sui tumori:

  1. Circa il 25-30% dei tumori totali in tutti gli organi sono causati dal fumo di sigaretta.
  2. Il fumo di sigaretta si associa inoltre ad una prognosi peggiore degli stessi tumori ma anche degli altri.
  3. L’alimentazione scorretta come cibi e come sistemi di cottura è responsabile del 30-35% delle neoplasie.
  4. Il carcinoma più comune a livello mondiale è quello polmonare (13% del totale), a cui si aggiungono il carcinoma mammario (11,9%) e del colon-retto (9,7%).
  5. Una donna su dodici svilupperà una neoplasia alla mammella.
  6. L’obesità è stata riconosciuta come un importante fattore di rischio di tumore.
  7. Le infezioni causano circa il 15-20% dei tumori totali.
  8. Solo una percentuale tra il 5 ed il 10% delle neoplasie è attribuibile ad un difetto genetico.
  9. Fattori come inquinamento ambientale, radiazioni, inattività fisica e stress assorbono la rimanente percentuale di cause predisponenti.
  10. Più dell’90% dei tumori sono direttamente causati da abitudini voluttuarie e stili di vita errati: i tumori sono patologie largamente prevenibili; scegliendo uno stile di vita migliore si riduce il rischio di sviluppare un tumore.

Sui certificati di malattia

Ogni medico, così come prescritto dalla legge ed in particolare dal D.L. n. 150 27/10/2009 (Legge Brunetta), ha l’obbligo deontologico di provvedere all’invio del certificato telematico (INPS) di malattia, compito che non può e non deve essere richiesto al medico di famiglia in quanto  «Medici ospedalieri, di pronto soccorso, specialisti convenzionati ASL e liberi professionisti non devono demandare l’emissione del certificato telematico (INPS) di malattia al medico di famiglia, che verrebbe indotto a compiere un reato di falso ideologico».

Se il medico che visita un paziente dovesse rifiutarsi di emettere tale certificato il paziente dovrà pretenderlo. Si tratta di un diritto per il paziente e di un obbligo per il medico sanciti dalla legge. Andare successivamente dal proprio medico base per richiedere il certificato telematico sarà del tutto inutile: I medici di medicina generale non possono macchiarsi di un reato perché un altro medico ha, a sua volta, compiuto un reato di  rifiuto o omissione d’atto d’ufficio, reati che sono perseguibili penalmente, ai sensi del Codice Penale art. 328; gli alibi di mancanza di credenziali, che è loro dovere procurarsi (da 11 anni), non hanno valore poiché inducono gli ammalati ad essere sballottati inutilmente per la certificazione, che è possibile oltretutto fare cartacea con i dati del paziente, diagnosi e prognosi, e inviare all’INPS per raccomandata, PEC o di persona.

REFERENZE:

art.13 del Codice di Deontologia Medica (C.D.M.): la prescrizione non è delegabile, in quanto: “La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità e deve far seguito a una diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico”, inoltre, “Il medico non acconsente alla richiesta di una prescrizione da parte dell’assistito al solo scopo di compiacerlo”.

Con quelle richieste infatti si rasenterebbe il rischio di truffa e come pubblico ufficiale ai sensi dell’art. 40 del CP il medico ha l’obbligo di denuncia nel minor tempo possibile; inoltre, come dall’articolo 414 del vigente codice penale, che rubricato “ Istigazione a delinquere” recita: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione”.

Tosse cronica da reflusso.

Il tempo di svuotamento del contenuto gastrico, l’entità e l’estensione verso la gola del reflusso sono fattori importanti nel determinare la comparsa di tosse. Anche la presenza di un volume grande di materiale refluito per un periodo di tempo prolungato ha un effetto nel provocare la tosse.L’acido sembra invece avere un ruolo meno importante.I meccanismi fisiopatologici che più probabilmente entrano in gioco sono la sensibilizzazione generale e il riflesso esofago-bronchiale, e non la microaspirazione di acido, come si pensava in passato. Un trattamento che diminuisce la quantità di materiale che refluisce è probabilmente più efficace di una riduzione dell’acidità per fermare la tosse.

Artrosi del ginocchio: l’ esercizio anca migliora la funzione e i sintomi.

I pazienti con artrosi del ginocchio si avvantaggiano dell’aggiunta di esercizi di rafforzamento dell’anca per migliorare la capacità di deambulazione e ridurre il dolore. Stando ad una revisione della letteratura che ha preso complessivamente in esame 340 individui artrosici, gli esercizi più utili sono quelli che utilizzano l’uso di pesi e bande elastiche. L’esercizio è comunque in generale utile per questi pazienti, come affermato dall’autore, A. Bishop dell’Università del Queensland. L’artrosi del ginocchio colpisce un soggetto su 4 oltre i 55 anni, ma spesso questi pazienti non vengono indirizzati alle attività fisiche necessarie, al contrario di quanto raccomandano le linee guida internazionali per la gestione conservativa dell’articolazione. Il rafforzamento dei muscoli dell’anca, ed in particolare degli adduttori, migliora l’assetto del bacino ed il controllo dell’area dorsale e lombare, alleggerendo il carico per il ginocchio.

I  programmi d’esercizio efficaci sono quelli che vengono realmente seguiti dal paziente, e quindi andrebbe incoraggiata qualsiasi attività che il paziente trovi divertente e comunque non disturbi le altre attività; va praticata sotto la consulenza di tecnici specialisti del settore sportivo, per evitare incidenti o danni alle articolazioni già problematiche.

Fonte: Br J Sports Med online 2019

Da corsa a camminata, sport aerobico allena anche la mente

Studio Usa, gli effetti positivi aumentano con l’età

Dalla corsa, alla camminata alla bicicletta, l’attività fisica aerobica fa bene non solo al fisico, ma migliora le capacità mentali anche dei ventenni. E gli effetti positivi aumentano con l’età, per cui più si sale con gli anni più la mente trae beneficio da questo tipo odi attività. Lo rivela una ricerca condotta presso la Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons, che ha coinvolto 132 adulti tra i 20 ed i 67 anni. Ad aumentare sono l’abilità nel ragionamento, nella pianificazione, nella risoluzione dei problemi.  Finora gli effetti della pratica sportiva sulla mente erano stati indagati soprattutto sugli anziani. In questo lavoro il campione è stato suddiviso in gruppi: uno doveva svolgere esercizio aerobico, l’altro (gruppo di controllo) doveva praticare stretching e i classici esercizi di ginnastica che servono a migliorare la stabilità della parte centrale del corpo (dagli addominali alle flessioni). Gli allenamenti richiesti erano tre a settimana ad un’intensità calibrata sul singolo individuo.

A 12 e 24 settimane di allenamento tutti i partecipanti sono stati valutati sul piano cognitivo con dei test ed è emerso che l’esercizio aerobico si associa ad un miglioramento delle funzioni esecutive, come ragionamento e pianificazione.  L’aumento di tali capacità, appunto, è tanto più significativo quanto maggiore è l’età dell’individuo. “Le funzioni esecutive di solito raggiungono un picco a 30 anni – spiega l’autore del lavoro, Yaakov Stern – ritengo che l’esercizio aerobico favorisca il recupero di funzioni mentali via via ridotte con l’età, piuttosto che essere in grado di migliorare le performance di individui giovani ancora lontani dal declino mentale”. Ad ogni modo, conclude Stern, alla fine delle 24 settimane tutti coloro che hanno svolto il training aerobico – indipendentemente dall’età – presentavano anche un aumento dello spessore della corteccia cerebrale nel lobo frontale, sede delle funzioni esecutive.

Dieci farmaci al giorno per 1,5 milioni di anziani: il 70% non segue la terapia.

Il 50% degli anziani nel nostro Paese, pari a quasi sette milioni di ‘over 65’ (6 milioni e 800 mila), soffre di almeno una malattia cronica. Cardiopatie, diabete, asma, depressione, osteoporosi, artrosi, artrite reumatoide e glaucoma sono alcune delle patologie con cui devono convivere a lungo, fortunatamente nella maggioranza dei casi vi sono terapie che garantiscono una buona qualità di vita. Ma in troppi non seguono i trattamenti o li abbandonano dopo poco. Si stima che solo la metà dei pazienti assuma i farmaci in modo corretto (Organizzazione mondiale della sanità). Fra gli anziani, i ‘non aderenti’ superano il 70%. Del resto, basta pensare che l’ 11% degli ‘over 65′ (circa 1,5 mln in Italia) deve assumere ogni giorno 10 o più farmaci.

In particolare, snocciolando i dati, in Italia, solo il 57,7% dei pazienti aderisce ai trattamenti antipertensivi, il 63,4% alle terapie ipoglicemizzanti per la cura del diabete, il 40,3% alle cure antidepressive, il 13,4% ai trattamenti con i farmaci per le sindromi ostruttive delle vie respiratorie e il 52,1% alle cure contro l’ osteoporosi. Percentuali che non hanno subito variazioni di rilievo nel corso degli anni, con notevoli costi clinici e sociali. Negli Stati Uniti la mancata aderenza causa sprechi per circa 100 miliardi di dollari ogni anno, in Europa si stimano 194.500 decessi e 125 miliardi di euro l’ anno per i costi dei ricoveri dovuti a questo problema. “La perdita economica cumulativa dovuta alle malattie croniche ammonterà a oltre 47 trilioni di dollari nel prossimo ventennio – spiega Ranieri Guerra, Assistant Director General per le iniziative speciali dell’ Organizzazione mondiale della sanità – Questa cifra rappresenta il 75% del prodotto lordo globale del 2010. A ciò contribuiscono anche le patologie mentali, che da sole valgono 16,1 trilioni, e il 63% di tutte le morti a livello globale è legato alle malattie croniche, soprattutto cardiovascolari, oncologiche, respiratorie e al diabete”.

Prevenzione resta la parola d’ ordine: “Ogni dollaro investito in azioni preventive primarie – continua – garantisce un ritorno di 7 dollari risparmiati in patologie evitabili, è anche vero che la terapia clinica rallenta il progresso delle malattie croniche e salva vite, prolungando l’ aspettativa di vita e migliorandone la qualità”. “La gestione della cronicità in Italia assorbe il 70% della spesa pubblica sociosanitaria – dice Filippo Anelli, presidente della Fnomceo – Va rilevato che, nonostante le aperture del ministero e dell’ Aifa, la prescrizione di alcuni farmaci (antidiabetici orali, anticoagulanti, farmaci contro la Bpco) con una maggiore aderenza, è ancora preclusa ai medici di famiglia, con grave disagio per i pazienti.

In presenza di disturbi psichici aumenta la probabilità di soffrire di dolore cronico alla schiena o al collo

  • Individui con disturbi psichici di vario tipo, e non solo coloro che soffrono di depressione e ansia, hanno un rischio più elevato di andare incontro a dolore cronico a schiena/collo.
  • All’aumentare del numero di disturbi psichici di cui soffre il soggetto aumenta il rischio di dolore cronico.
  • L’insorgenza precoce di disturbi psichici si associa maggiormente a un successivo dolore cronico rispetto all’insorgenza tardiva.

Descrizione dello studio

  • L’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Salute Mentale ha coinvolto 52.095 soggetti di 19 nazioni cui sono state somministrate l’intervista diagnostica strutturata per valutare la salute psichica e un questionario apposito per la valutazione dei sintomi, dell’intensità e della data di esordio del dolore cronico.
  • Sono stati valutati 16 disordini psichici: disturbi d’ansia (panico, agorafobia senza panico, fobia specifica, fobia sociale, disturbo da stress post-traumatico, ansia generalizzata, disturbo ossessivo compulsivo), disturbi dell’umore (depressione/distimia, disturbi bipolari di tipo 1 e 2), disturbi da uso di sostanze (abuso e dipendenza da alcool o droga), disturbi del controllo degli impulsi (disturbo esplosivo intermittente, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata).

Risultati principali

  • Il 24,7% degli intervistati ha riferito di soffrire di dolore cronico a schiena/collo.
  • La prevalenza è molto variabile; l’Italia è il paese con la prevalenza più alta: 50,5%.
  • Tutti i disturbi psichici si associano con una successiva insorgenza di dolore cronico a schiena/collo.
  • Esiste una relazione tra il numero di disordini psichici e l’insorgenza di dolore cronico a schiena/collo, che aumenta nettamente.
  • Per quasi tutti i disturbi psichici, con l’insorgenza precoce aumenta il rischio di dolore cronico rispetto all’esordio tardivo; questo dato si conferma per depressione /distimia.
  • Nella maggior parte dei casi, quanto più anticipata è l’insorgenza del dolore cronico a schiena/collo, tanto più rilevante è il ruolo del disturbo mentale.
  • Non ci sono differenze tra i sessi.

Perché è importante

  • L’associazione tra depressione/ansia e dolore è ormai assodata, mentre è meno chiara la rilevanza di altri disturbi psichici nell’insorgenza di dolore cronico.
  • Questo studio mostra che gli individui con disordini mentali di vario tipo hanno un rischio maggiore di sviluppare dolore alla schiena/collo.
  • I medici che hanno in cura pazienti con problematiche di salute psichica, identificando precocemente i sintomi del dolore cronico possono intervenire e migliorare la prognosi di una malattia potenzialmente invalidante.